Il Beato Giovanni Duns Scoto, chiamato ” il Dottor sottile “, nei primi anni del Trecento, aveva detto che la Vergine era stata preservata dal peccato originale, in previsione dei meriti del suo divin Figliolo. Perciò anche la Vergine era stata redenta da Gesù, ma in maniera, diciamo così, “preservatrice”. Il Figlio di Dio poteva far ciò, era conveniente che lo facesse, dunque lo fece. “Potuit, decuit, ergo fecit”. Nonostante questa nuova, sottilissima impostazione, la tesi dell’Immacolata Concezione non venne ufficialmente accettata dalla Chiesa, e la questione fu dibattuta ancora per cinque secoli, tra “labisti ” e ” sinelabisti “; tra “maculisti” e “immacolatisti”, in attesa che la Chiesa si pronunciasse ufficialmente, per bocca di un sommo Pontefice.
… L’8 dicembre 1854, alle 11 della mattina, in San Pietro, Pio IX, in nome della Chiesa e con l’infallibile autorità di Maestro della fede, proclamava solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria.
Il cielo di Roma era piovigginoso quella mattina, ma al momento della proclamazione, un raggio di sole ruppe le nuvole e batté sul chiaro volto del Papa dell’Immacolata.
Quattro anni dopo, la Signora della grotta, a Lourdes, confermava a Bernardetta, quel dogma, dicendo chiaramente: ” Io sono l’Immacolata Concezione”, cioè io sono l’immagine miracolosa della verità, lungamente dibattuta e infine definita, dalla Chiesa di Roma.
(Cfr. Piero Bargellini, Bernadetta, L.V.G. Azzate 1983, pp. 45-49)
Movimento dell'Immacolata - Movement of the Immaculate Conception - Movimiento de la Immaculada - Mouvement de la Immaculée - Bewegung der Immaculata - Pokret Bezgrešne - Ruch Niepokalanej -
lunedì 2 luglio 2012
Rivelazioni private
” … il Sinodo ha raccomandato di «aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private », il cui ruolo « non è quello… di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica ».
Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi.
non disprezzate le profezie;
esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. (I Ts 5, 19-21)
Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi.
Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione.
Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche.
Essa può avere un certo carattere profetico (cfr 1 Tess 5,19-21 *) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza.
(dall’Esortazione Apostolica Verbum Domini)
* Non spegnete lo Spirito, Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche.
Essa può avere un certo carattere profetico (cfr 1 Tess 5,19-21 *) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza.
(dall’Esortazione Apostolica Verbum Domini)
non disprezzate le profezie;
esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. (I Ts 5, 19-21)
Vergine Madre
Non è facile parlare di Maria.
Certamente non ne può parlare chi, al di fuori della chiesa, ne parla come uno che descrive l’interno di una cattedrale senza conoscerla e guardandola dall’esterno. Non so se mi faccio comprendere.
Per conoscere qualcosa di Lei, bisogna rivolgersi là dove è custodito questo mistero dell’amore di Dio per noi: il VANGELO.
Maria, con il suo SI’ accetta che l’ETERNO entri nel mondo e si faccia carne. Da allora Ella è madre di Dio e madre nostra.
Certamente non ne può parlare chi, al di fuori della chiesa, ne parla come uno che descrive l’interno di una cattedrale senza conoscerla e guardandola dall’esterno. Non so se mi faccio comprendere.
Per conoscere qualcosa di Lei, bisogna rivolgersi là dove è custodito questo mistero dell’amore di Dio per noi: il VANGELO.
Maria, con il suo SI’ accetta che l’ETERNO entri nel mondo e si faccia carne. Da allora Ella è madre di Dio e madre nostra.
Nuova evangelizzazione
Sul sito http://www.vatican.va/ – servizio V.I.S è possibile trovare il testo che illustra la conferenza svoltasi il 19 giugno nella sala stampa vaticana, in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione.
Ecco una espressione molto significativa per noi:
” … si auspica una nuova sensibilità, che richiede una certa creatività ed audacia evangelica, verso le persone allontanatesi dalla Chiesa”.
Ecco una espressione molto significativa per noi:
” … si auspica una nuova sensibilità, che richiede una certa creatività ed audacia evangelica, verso le persone allontanatesi dalla Chiesa”.
Lo Spirito Santo, il Vento
Tratto da: Un simbolo biblico dello Spirito Santo: il vento
Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp.
Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp.
Ruach: vento e respiro
È paradossale ma vera l’affermazione del teologo protestante Karl Barth nel suo commento all’epistola ai Romani: «Dello Spirito Santo è impossibile parlarne, impossibile tacere». La terza persona della santissima Trinità non è un fantasma inafferabile, non è una realtà evanescente, né una forza misteriosa, indecifrabile. Tutt’altro! È una persona divina, presente e molto dinamica nella storia della salvezza; svolge la specifica missione di santificare, consigliare, consolare, sostenere e guidare il cammino spirituale di ogni uomo. È Dio eterno, infinito, onnipotente, della stessa sostanza del Padre e del Figlio.
…Il vento, simbolo dello Spirito
In alcuni testi del Nuovo Testamento, gli autori ispirati fanno riferimento al fenomeno tanto comune del vento per rendere più accessibili la misteriosa azione dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Nella narrazione che Luca fa della Pentecoste descrive la presenza dello Spirito nel Cenacolo di Gerusalemme come un «Vento che si abbatte gagliardo» (At 2,2). Ma già Gesù, nel dialogo notturno con Nicodemo, un capo dei giudei, si era riferito al vento per annunciargli una nuova nascita dall’Alto: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,7-8).
Quel maestro in Israele, Nicodemo, non deve ritenere impossibile ciò che umanamente non è spiegabile. Una nuova nascita per intervento dello Spirito non è impossibile. Al contrario, è possibile e reale, pur restando tanto misteriosa. Del resto si pensi al vento…! Secondo una antichissima convinzione molto diffusa nella cultura semitica, il vento era ritenuto come una realtà piena di mistero, una realtà inafferrabile, imprevedibile, invisibile, ma se ne avverte il passaggio e sono riscontrabili a occhio nudo i suoi effetti: il vento spira, sibila, agita le foglie, rispande il profumo nell’aria, spazza via le nubi e rende azzurro il cielo, piega i rami e sradica gli alberi. Ebbene, come il vento esiste e lo si avverte negli effetti, anche se è inspiegabile, così è dello Spirito: esiste e opera, benché resti misteriosa la sua esistenza e la sua attività. Il vento che soffia dall’Alto, dal Cielo, da Dio, non lo si vede, ma si fa sentire; non ha un volto da offrire alla visione ma fa avvertire la sua presenza: è una forza che afferra tutta la persona, è un fuoco che riscalda e illumina “dentro”, è un impulso irresistibile che parte dal più profondo e investe vita, lavoro, aspirazioni e progetti. La sua azione segreta e discreta si manifesta nelle ispirazioni, nelle illuminazioni improvvise, negli eroismi di carità, nella forza di svincolarci dalla stretta delle numerose schiavitù del male, della paura, del conformismo e ci fa risultare persone nuove, coraggiose, ricche di slanci e di creatività. L’esperienza conferma largamente che il vento soffia qua e là, dove più forte e dove meno, dove a lungo e dove brevemente. Spazia per l’universo, sui monti e sui mari, senza che gli si possano imporre degli argini, dei limiti invalicabili e senza che sia possibile catturarlo e imbavagliarlo. Ma ciò è molto più vero dell’altro “Vento” che spira dall’Alto: agisce con sovrana libertà dove vuole, come e quando vuole; il suo arrivo, la sua intima azione e l’incidenza della sua opera restano nascoste all’uomo. Però la certezza assoluta di fede è che egli diventa il nuovo principio vitale dell’uomo, agisce intimamente in lui per modellarlo a immagine di Cristo «Uomo perfetto» (GS, 22). E persegue così la storia della salvezza, ma alla storia dell’antica alleanza costituita da eventi esterni, ne fa seguito un’altra, quella della nuova alleanza, fatta di eventi interiori di cui lo Spirito è protagonista.
…
(Cfr. Opera dello Spirito Santo: http://www.spiritosanto.org/)
È paradossale ma vera l’affermazione del teologo protestante Karl Barth nel suo commento all’epistola ai Romani: «Dello Spirito Santo è impossibile parlarne, impossibile tacere». La terza persona della santissima Trinità non è un fantasma inafferabile, non è una realtà evanescente, né una forza misteriosa, indecifrabile. Tutt’altro! È una persona divina, presente e molto dinamica nella storia della salvezza; svolge la specifica missione di santificare, consigliare, consolare, sostenere e guidare il cammino spirituale di ogni uomo. È Dio eterno, infinito, onnipotente, della stessa sostanza del Padre e del Figlio.
…Il vento, simbolo dello Spirito
In alcuni testi del Nuovo Testamento, gli autori ispirati fanno riferimento al fenomeno tanto comune del vento per rendere più accessibili la misteriosa azione dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Nella narrazione che Luca fa della Pentecoste descrive la presenza dello Spirito nel Cenacolo di Gerusalemme come un «Vento che si abbatte gagliardo» (At 2,2). Ma già Gesù, nel dialogo notturno con Nicodemo, un capo dei giudei, si era riferito al vento per annunciargli una nuova nascita dall’Alto: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,7-8).
Quel maestro in Israele, Nicodemo, non deve ritenere impossibile ciò che umanamente non è spiegabile. Una nuova nascita per intervento dello Spirito non è impossibile. Al contrario, è possibile e reale, pur restando tanto misteriosa. Del resto si pensi al vento…! Secondo una antichissima convinzione molto diffusa nella cultura semitica, il vento era ritenuto come una realtà piena di mistero, una realtà inafferrabile, imprevedibile, invisibile, ma se ne avverte il passaggio e sono riscontrabili a occhio nudo i suoi effetti: il vento spira, sibila, agita le foglie, rispande il profumo nell’aria, spazza via le nubi e rende azzurro il cielo, piega i rami e sradica gli alberi. Ebbene, come il vento esiste e lo si avverte negli effetti, anche se è inspiegabile, così è dello Spirito: esiste e opera, benché resti misteriosa la sua esistenza e la sua attività. Il vento che soffia dall’Alto, dal Cielo, da Dio, non lo si vede, ma si fa sentire; non ha un volto da offrire alla visione ma fa avvertire la sua presenza: è una forza che afferra tutta la persona, è un fuoco che riscalda e illumina “dentro”, è un impulso irresistibile che parte dal più profondo e investe vita, lavoro, aspirazioni e progetti. La sua azione segreta e discreta si manifesta nelle ispirazioni, nelle illuminazioni improvvise, negli eroismi di carità, nella forza di svincolarci dalla stretta delle numerose schiavitù del male, della paura, del conformismo e ci fa risultare persone nuove, coraggiose, ricche di slanci e di creatività. L’esperienza conferma largamente che il vento soffia qua e là, dove più forte e dove meno, dove a lungo e dove brevemente. Spazia per l’universo, sui monti e sui mari, senza che gli si possano imporre degli argini, dei limiti invalicabili e senza che sia possibile catturarlo e imbavagliarlo. Ma ciò è molto più vero dell’altro “Vento” che spira dall’Alto: agisce con sovrana libertà dove vuole, come e quando vuole; il suo arrivo, la sua intima azione e l’incidenza della sua opera restano nascoste all’uomo. Però la certezza assoluta di fede è che egli diventa il nuovo principio vitale dell’uomo, agisce intimamente in lui per modellarlo a immagine di Cristo «Uomo perfetto» (GS, 22). E persegue così la storia della salvezza, ma alla storia dell’antica alleanza costituita da eventi esterni, ne fa seguito un’altra, quella della nuova alleanza, fatta di eventi interiori di cui lo Spirito è protagonista.
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(Cfr. Opera dello Spirito Santo: http://www.spiritosanto.org/)
Un pensiero di Papa Benedetto
Un pensiero di Papa Benedetto alla conclusione del mese mariano:
“Al Cuore Immacolato di Maria vogliamo attingere questa sera con rinnovata fiducia per lasciarci contagiare dalla sua gioia che trova la sorgente più profonda nel Signore. La gioia, frutto dello Spirito Santo, è distintivo fondamentale del cristiano: essa si fonda sulla speranza in Dio, trae forza dalla preghiera incessante, permette di affrontare con serenità le tribolazioni. San Paolo ci ricorda: ‘Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera’. Queste parole dell’Apostolo sono come un’eco al Magnificat di Maria e ci esortano a riprodurre in noi stessi, nella vita di tutti i giorni, i sentimenti di gioia nella fede, propri del cantico mariano”.
“Al Cuore Immacolato di Maria vogliamo attingere questa sera con rinnovata fiducia per lasciarci contagiare dalla sua gioia che trova la sorgente più profonda nel Signore. La gioia, frutto dello Spirito Santo, è distintivo fondamentale del cristiano: essa si fonda sulla speranza in Dio, trae forza dalla preghiera incessante, permette di affrontare con serenità le tribolazioni. San Paolo ci ricorda: ‘Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera’. Queste parole dell’Apostolo sono come un’eco al Magnificat di Maria e ci esortano a riprodurre in noi stessi, nella vita di tutti i giorni, i sentimenti di gioia nella fede, propri del cantico mariano”.
Lucio Dalla e l'Immacolata
“Bologna ha perso un figlio vero, un grande amico, l’amico di tutti”:
lo ha detto durante l’omelia in San Petronio, il padre francescano Bernardo Boschi, confessore di Lucio Dalla, che ha tracciato un ricordo dell’artista scomparso mettendone in risalto l’aspetto della fede. Del cantante ha ricordato “l’aspetto schivo, ma anche quella sottile ironia, quella profondità, quella specie clownesca che rivestiva la sua umanità”, chiedendosi da dove veniva. “Da un colloquio con Dio incredibile”, ha detto ancora il francescano, che ha ricordato Dalla quando si raccoglieva davanti all’Immacolata quasi come davanti a una mamma. “Questa è stata la sua fede – ha detto ancora il francescano – la sua grandezza passava attraverso tutta l’umanità”.
“Lucio attingeva dalla profondità, aveva una profonda sete di Dio, dell’assoluto – ha detto ancora padre Boschi – Lucio trasmetteva gioia, serenità, perché attingeva da questo”. …
(tratto da grr.rai.it del 4 marzo 2012
Non è qui. E' risorto!
La risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile. La luce che abbagliò le guardie poste a vigilare il sepolcro di Gesù ha attraversato il tempo e lo spazio.
E’ una luce diversa, divina, che ha squarciato le tenebre della morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio, lo splendore della Verità e del Bene. Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così l’irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato ad ogni speranza umana, ad ogni attesa, desiderio, progetto.
(Dal messaggio di Benedetto XVI per la pasqua 2011)
E’ una luce diversa, divina, che ha squarciato le tenebre della morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio, lo splendore della Verità e del Bene. Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così l’irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato ad ogni speranza umana, ad ogni attesa, desiderio, progetto.
(Dal messaggio di Benedetto XVI per la pasqua 2011)
Scendi dalla croce ....
I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». (Vamgelo secondo Marco 15, 29-32
Gesù non è sceso dalla croce: ecco che il centurione ha potuto dire: “Costui era veramente il figlio di Dio.
E ciascuno di noi di fronte al dolore può dire: “E’ il Cristo che soffre con noi sulla croce”
Gesù non è sceso dalla croce: ecco che il centurione ha potuto dire: “Costui era veramente il figlio di Dio.
E ciascuno di noi di fronte al dolore può dire: “E’ il Cristo che soffre con noi sulla croce”
Perdona loro ...
“Gesù sulla croce si rivolge al Padre e non solo chiede il perdono per i suoi crocifissori, ma offre anche una lettura di quanto sta accadendo. Secondo le sue parole, infatti, gli uomini che lo crocifiggono «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Egli pone cioè l’ignoranza, il «non sapere», come motivo della richiesta di perdono al Padre, perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione, come del resto avviene nelle parole che pronuncerà il centurione alla morte di Gesù: «Veramente, quest’uomo era giusto» (v. 47), era il Figlio di Dio. «Rimane una consolazione per tutti i tempi e per tutti gli uomini il fatto che il Signore, sia a riguardo di coloro che veramente non sapevano – i carnefici – sia di coloro che sapevano e lo avevano condannato, pone l’ignoranza quale motivo della richiesta di perdono – la vede come porta che può aprirci alla conversione».
(Dal discorso di Benedetto XVI del 15 febbraio 2012)
(Dal discorso di Benedetto XVI del 15 febbraio 2012)
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